RUGGERI PRESENTA Revén

Il carattere eroico delle Rive di Valdobbiadene
Dalle pendenze più impervie del territorio nasce il nuovo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, un progetto che unisce ricerca enologica, cultura della vigna e valorizzazione di un paesaggio unico.
Valdobbiadene, settembre 2026 – Ci sono territori in cui fare vino richiede qualcosa in più: tempo, competenza e una buona dose di ostinazione. È il caso delle Rive di Valdobbiadene, dove le pendenze rendono ogni operazione in vigna particolarmente impegnativa e la viticoltura diventa un esercizio di precisione e dedizione. È proprio da dieci di questi versanti che Ruggeri ha selezionato le uve per Revén, il nuovo Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, Millesimo 2025.
Il nome, che in dialetto veneto richiama i pendii impervi, racconta già molto del progetto: la volontà di esplorare il potenziale di una viticoltura eroica, valorizzando il lavoro di generazioni di viticoltori e le caratteristiche di un territorio riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità.
Fondata oltre 75 anni fa, Ruggeri ha costruito la propria storia insieme alle colline di Valdobbiadene, investendo in un patrimonio agricolo e culturale che oggi diventa il punto di partenza per una nuova ricerca. Con Revén, la cantina inaugura un progetto enologico e agronomico che mette al centro le peculiarità di dieci parcelle di alta collina, trasformando la complessità della coltivazione in un’opportunità di conoscenza e sperimentazione.
«Con Revén abbiamo voluto aggiungere una nuova dimensione alle tradizionali scelte enologiche. Pensare oltre, con le radici salde nel territorio e la passione per l’innovazione», spiega Laura Mayr, General Manager di Ruggeri.
Per la prima volta, le uve provenienti dai dieci versanti sono state riunite in un’unica cuvée, con l’obiettivo di preservare l’identità di ciascuna parcella e valorizzarne la complementarità. Un lavoro di ascolto e interpretazione, come lo definisce l’enologo Andrea Canal: «Revén è un esercizio di ascolto: della terra, delle stagioni, delle viti e del vino. Un progetto enologico e culturale, nato per dare voce a questi luoghi e a chi li custodisce».
La ricerca coinvolge anche la gestione agronomica delle Rive, dove la difficoltà del lavoro in vigna rappresenta una parte fondamentale del valore del prodotto. «Attraverso la ricerca, vogliamo trasformare la complessità di questa viticoltura in conoscenza e valore, dando il giusto riconoscimento a questi luoghi straordinari e alle persone che li coltivano», sottolinea Riccardo Bello, agronomo di Ruggeri.
Un Prosecco Superiore dalla personalità più complessa
Anche in cantina Revén si distingue per un approccio che punta a superare l’idea dello spumante immediato e leggero. Il Metodo Ruggeri prevede una sosta sui lieviti più lunga rispetto ai processi produttivi tradizionali: nel caso di Revén, almeno sei mesi prima dell’imbottigliamento. Il risultato è un vino che cerca profondità e struttura, senza rinunciare alla freschezza che caratterizza la denominazione.
Nel calice si presenta con riflessi giallo paglierino e un perlage fine e persistente. Il profilo aromatico si apre su note floreali di acacia, lisianthus e gelsomino, seguite da mela verde e pera estiva. Le sfumature di erbe mediterranee e i richiami balsamici, con un accenno di lavanda essiccata, completano il quadro olfattivo.
Al palato emerge una struttura avvolgente, sostenuta da una freschezza vivace e da una spiccata sapidità. Il risultato è un equilibrio dinamico, che accompagna l’evoluzione del vino nel bicchiere fino a un finale lungo e persistente.
A completare il progetto c’è un’etichetta che traduce visivamente il legame con il territorio: una mappa di Valdobbiadene, disegnata attraverso linee e curve, sulla quale sono evidenziate le dieci provenienze selezionate. Un racconto grafico che restituisce la pluralità delle colline e delle loro espressioni, mettendo in relazione identità locale e ricerca enologica.
Con Revén, Ruggeri sceglie così di guardare alle Rive non soltanto come a un patrimonio da preservare, ma come a un laboratorio di possibilità. Perché anche nei luoghi più difficili da coltivare, la fatica può trasformarsi in conoscenza e diventare una nuova chiave di lettura del vino e del territorio.